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In contrasto con
il look scintillante della città olimpica,Torino si scopre più
povera della media nazionale, con il 12% di popolazione disagiata.
La povertà tocca oltre centomila torinesi, quarantamila nuclei
familiari nell’area metropolitana.
Gli immigrati extracomunitari, più giovani e con meno pretese sono
fuori da questo quadro.
Questi dati sono stati elaborati dai 70 centri d’ascolto della
Caritas diocesana e presentati pubblicamente in un dossier-choc
nella primavera del 2004 suscitando molta attenzione e polemiche.
Ma chi sono i nuovi poveri? Qual’è la soglia che definiamo di
povertà? Sono domande a cui è difficile dare una risposta precisa.
La cosa sicura però è che questi nuovi soggetti provenienti da
classi, ambienti sociali finora non a rischio sono andati ad
ingrossare le file di quei poveri che da sempre sono considerati gli
ultimi, gli scarti che vivono ai margini di questa società.
Queste persone si discostano dall’immagine dei senza fissa dimora,
del barbone anziano e misantropo che popola l’immaginario comune.
L’età media si è notevolmente abbassata. Le cause principali del
precipitare nella povertà sono la perdita o la riduzione del lavoro,
le spese per la salute e per la formazione dei figli, i mutui o
l’aumento degli affitti per la casa. Secondo gli ultimi dati forniti
dall’Eurostat il 19% della popolazione italiana (circa 11 milioni di
persone) é a rischio di povertà.
Storie di persone diverse in luoghi e contesti diversi, ma che hanno
un filo rosso, un denominatore comune che li unisce, il lavoro.
Non solo come risorsa economica per avere garantiti i diritti
fondamentali ad una esistenza cosiddetta normale, ma anche come
forma di riscatto sociale, di dignità umana.
Storie come quella di Rodolfo il cassintegrato che un lavoro l’aveva
ma da alcuni anni l’ha perso e non riesce trovarne un altro perché a
cinquant’anni è considerato troppo vecchio.
Ma lui resiste, non si arrende. E poi ci sono i giovani alla ricerca
di un primo lavoro, ma che trovano solo precarietà, sfruttamento e
assenza totale dei fondamentali diritti. E allora non rimane altro
che ricorrere alle preghiere a San Precario perché faccia qualche
miracolo.
Poi c’è il pensionato che dopo aver lavorato tutta una vita per
garantirsi una vecchiaia serena adesso non ce la fà più ad arrivare
a fine mese. Ma siccome non gli sembra giusto di dover rinunciare
sempre a tutto, sperimenta per la prima volta, in un supermercato,
una rischiosa forma di spesa creativa.
E poi c’è chi la fame la sta facendo come scelta politica. Come
alcune coriste del Teatro Regio di Torino che oltre cantare (non a
caso il Requiem di Mozart) fanno anche lo sciopero della fame per
protestare contro i tagli finanziari alla cultura e per la difesa
del posto di lavoro.
Infine Ivano (e i tanti come lui) il barbone, il senza fissa dimora,
che dopo aver lavorato per molti anni in fabbrica vive come scelta
per strada chiedendo l’elemosina, rifiutando ogni forma di lavoro, e
che tutte le notti cerca un luogo riparato per andare a dormire,
sognando magari Asia Argento.
Come in una sorta di siparietto, ognuno di questi episodi verrà
introdotto dai musicisti multietnici dell’Orchestra di Porta
Palazzo. Narratori e compagni di questo viaggio nella “porca
miseria” sono lo scrittore Erri De Luca, il direttore della Caritas
diocesana Pier Luigi Dovis, Egi Volterrani, e inoltre rappresentanti
di associazioni del volontariato, sindacalisti, operatori dei
servizi sociali, che si sono fatti carico delle sofferenze e delle
fatiche del vivere quotidiano di queste persone in difficoltà.
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